I dolori (sentimentali) della Giovane Trans

di Antonia Caruso

Spesso i social permettono di comunicare dei pensieri che in altre situazioni non si sarebbe espresso in quel modo. È anche un giochino comico quello di decontestualizzare un comportamento, non fosse che in questo caso non c’è niente da ridere. 

Non c’è niente di strano, è solo un ambiente sociale nuovo con delle regole che sono parzialmente dettate dal tipo di tecnologia della piattaforma e dove non sempre l’articolazione di un pensiero viene facilitata per esempio dal numero dei caratteri consentiti. Questo ha portato, ma non voglio essere né tecnoapocalittica né tecnoapodittica, alla riduzione della complessità di una serie di discorsi come questo: persone che, senza che nessuno gliel’abbia chiesto, esprimono la loro posizione di non apprezzamento verso le donne trans.

Si pone più l’attenzione a cosa non piace rispetto a cosa piace. Le situazioni in cui è meglio esprimere le proprie preferenze in negativo sono nel caso di allergie, giusto per evitare quello shock anafilattico che potrebbe portare alla morte e non credo che le donne trans possano sortire questo effetto.
L’altro è all’interno di un rapporto consensuale tra adulti, sessuale o altro. Del tipo Non mi piace che mi prendi a male parole fuori da un rapporto sessuale

Dichiarare pubblicamente una non preferenza a cosa può servire se non a evitare di schiattare o di farsi triggerare in qualche modo. Si pone l’attenzione non verso una pratica ma verso una tipologia di persona, con delle caratteristiche fisiche potenziali ma non definite chiaramente. La tensione tra particolare e generale è talmente sbilanciata verso un generale talmente indefinito da risultare quasi inutile. 

PERSONA X: no non uscirò mai con una donna trans e questo non farà di me una persona transfobica perché io sono persona ma sono una persona bella dentro e fuori! Per cui sì ok voglio poter dire le mie preferenze ma senza conseguenze se non ricevere degli apprezzamenti per la mia schiettezza e la mia trasparenza, cosa che invece le donne trans non fanno perché in fondo fanno finta di essere delle donne e poi hanno la sorpresa! E per me questa cosa non è giusta ho il diritto di andare a letto con chi voglio. 

PERSONA TRANS: m, ok.

Dire “una donna trans” è un’affermazione piuttosto vaga data la varietà di autodeterminazioni e di pratiche che portano una persona a essere una donna trans. Questo al netto delle sovrastrutture mediche e legali che istituiscono la soggettività trans con criteri non di autodeterminazione ma di eterodeterminazione. Non mi dilungo a spiegare oltre perché credo che siano cose che dovreste sapere e non ho voglia di spiegare le basi ogni volta perché non è che ogni volta che possiamo iniziare da capo con l’ape e il fiore e il pistillo e il petalo, prendetevi le vostre responsabilità.

Si pone l’attenzione a cosa non piace rispetto a cosa piace in un rapporto che non sia intimo. 

Ora data l’assoluta caparbietà con cui questa preferenza viene declamata viene da pensare che l’esperienza sessuale sia stata talmente disastrosa da dover renderne edotto il mondo intero anche in mancanza di uno stimolo. Cioè c’è una risposta ad uno stimolo anche quando lo stimolo non c’è. E questa è una grande modificazione neuronale che ci provocano i social, anche se non scientificamente provato. 

Mi viene anche da pensare che non ci sia alcun tipo di accortezza nel poter pensare che una donna trans possa leggere un’affermazione del genere. Almeno la mia reazione è che nessunə abbia pensato a come potessi sentirmi io. Cioè si continua ad ascoltare più la persona desiderante in quanto persona cis.

Anche la frequenza con cui viene espressa questa opinione è assimilabile all’omino che ripete in continuazione che gli piace la figa, nella speranza che la mera evocazione possa funzionare magicamente per farla apparire. 

È forse questa la creazione di una comfort zone? Di una fortezza difensiva? Ma cos’è che porta tanto discomfort in una donna trans? Non sarà forse quel pene che in realtà non si sa nemmeno che ci sia? Vorrei ricordare che sono gli uomini eterocis a essere spesso dei peni ambulanti e non le donne trans. Senza dimenticare, e qui mi tocca un po’ di ape e fiore, il pistillo delle donne trans a causa delle terapie ormonali cambia. Non sta a me dirvi come. 

Nessunə ha paura di apparire transfobicə, perché la transfobia al momento non è ancora sanzionata socialmente. Ma ci si mette sulla difensiva ponendo la legittimità dei proprio gusti sessuali. Questo è un nodo importante da sciogliere. 

I gusti sessuali esistono, sono complessi, possono andare oltre il sì/no (che alla fine è binario tanto quanto il maschio/femmina). Prima di tutto sarebbe carino imparare a destrutturare il proprio desiderio e il proprio non desiderio e poi sarebbe ancora più carino imparare a comunicare i propri desideri e non desideri in modo da non ferire eventualmente l’altra persona (o più persone). Questo fa parte, per me, del transfemminismo ed è di questo che sto parlando, non dei criteri per dire transfobia sì o no (comunque nella maggior parte dei casi è sì), ma di elaborazione adulta e consapevole del desiderio. 

Tutto questo pastrocchio perché nel giro di pochi anni le donne trans sono passate da figure esotiche relegate al mondo della notte a persone che potrebbero voler avere e desiderare delle relazioni non etero e che hanno differenti idee rispetto al proprio genere femminile. 

Non sono/siamo spuntate dal nulla ma probabilmente prima la pressione sociale/discriminazione/sessismo/violenza le/ci portava ad assumere una determinata postura sociale. Negli anni si sono aggiunte parole, categorie, idee, pratiche per potersi smarcare da quell’immagine, volendo ma non necessariamente.

Questa poteva essere una premessa ma invece è la conclusione, cioè che ogni soggettività emergente porta una serie di spostamenti con cui fare i conti in maniera sensata e senza farvi prendere dal panico. E non ho fatto il minimo accenno a tutti i maschi eterocis che cercano dei rapporti di penetrazione anale con delle sexworker sia trans che cis. 

Comunque se volete uscire con me, scrivetemi. Troverò il modo di darvi il due di picche. 

5 risposte a "I dolori (sentimentali) della Giovane Trans"

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  1. ovviamente le proprie preferenze vanno espresse in maniera educata e gentile, ma in ceti contesti è giusto esprimerle anche per non illudere le persone che magari vorrebbero una relazione di tipo sessual-sentimentale con te ma non ti attraggono. Non risultare attraenti per qualcuno non è una colpa, succede e va accettato. A me succede spesso e lo accetto, una donna che mi attrae non può essere obbligata a trovarmi attraente se non è ciò che sente

    no, i desideri non vanno destrutturati, se io trovo attraente o non attraete una certa caratteristica (anatomica, fisica o caratteriale) e non un altra, si tratta di legittimi gusti e preferenze, niente mi farà trovare attraente ciò che per non lo è (e per un altro/a magari lo è) e non è giusto che io faccia violenza su di me per trovare attraente ciò che non mi attrae sessualmente. Personalmente io non avrei preclusione ad una relazione sessuale e amorosa con una persona trans se questa è in possesso di ciò che mi attrae sia fisicamente sia caratterialmente (e vale pure per le persone cis) ma non credo sia transfobia rifiutarsi di andare a letto con una persona trans non operata, anche perchè il legittimo rifiuto di andare a letto con qualcuno non preclude l’amicizia

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    1. Paolo ma non credo si parlasse di legittimo rifiuto. Ma di ostentare in circostanze che non lo richiedono – l’articolo dice anche “in mancanza di stimolo” – quanto non ti attrae quella tipologia di persona.
      Come alcuni uomini, in fondo omofobi, che senza motivo alcuno devono dichiarare che loro con un maschio non ci andrebbero mai e poi mai. Non lo dicono di fronte al loro amico che sta timidamente tentando un approccio e che non vogliono illudere, ma lo affermano, sempre continuamente, come una rivendicazione identitaria, quasi che pensare il contrario potesse essere degradante. È come mettere un cartello “Io non sono frocio”. Perché lo metti? Perché pensi che poter apparire tale sia qualcosa di brutto.
      Se ci fosse una donna che non ti attrae e senza che lei mostrasse minimamente attrazione per te, tu non facessi che ripetere con tutti quanto con quella lì non ci andresti mai nella vita, non credi che sarebbe gratuitamente offensivo? Lo facevano i bulletti alle medie. È ben altra cosa che rifiutare educatamente una persona nelle circostanze in cui si crea la necessità.

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  2. Paolo ma non credo si parlasse di legittimo rifiuto. Ma di ostentare in circostanze che non lo richiedono – l’articolo dice anche “in mancanza di stimolo” – quanto non ti attrae quella tipologia di persona.
    Come alcuni uomini, in fondo omofobi, che senza motivo alcuno devono dichiarare che loro con un maschio non ci andrebbero mai e poi mai. Non lo dicono di fronte al loro amico che sta timidamente tentando un approccio e che non vogliono illudere, ma lo affermano sempre continuamente, come una rivendicazione identitaria, quasi che pensare il contrario possa essere degradante. È come mettere un cartello “Io non sono frocio”. Perché lo metti? Perché pensi che poter apparire tale sia qualcosa di brutto.
    Se ci fosse una donna che non ti attrae e senza che lei mostrasse minimamente attrazione per te, tu non facessi che ripetere con tutti quanto con quella lì non ci andresti mai nella vita, non credi che sarebbe gratuitamente offensivo? Lo facevano i bulletti alle medie. È ben altra cosa che rifiutare educatamente una persona nelle circostanze in cui si crea la necessità.

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