I sentimenti delle persone normali

(contiene spoiler ma non troppi)

Marianne e Connell non riescono ad amarsi. Forse se appartenessero a due culture diverse, se si fossero conosciuti per puro caso e vivessero a 2 mila chilometri di distanza avrebbero accettato con arrendevolezza la fine del loro amore assoluto. Invece Connell e Marianne condividono tutto. Il liceo, la città di origine, il disagio esistenziale. Dal liceo non riescono a evitarsi. Vedono persone diverse, si odiano, si ritrovano, non si parlano mai per davvero.

Nel penultimo episodio di Normal People, la serie prodotta da Bbc e Hulu tratta dall’omonimo romanzo di Sally Rooney, c’è una scena particolarmente adatta a descrivere l’incomunicabilità di due persone che si amano ma non sanno come farlo. Marianne è in camera di Connell, è estate e si respira la pesantezza dell’umidità del tempo irlandese. Entrambi stanno attraversando un momento difficile della loro vita, che dura da troppi anni. Il senso di inadeguatezza rispetto a famiglia, coetanei e adulti continua a tormentarli, accomunandoli.

Connell: “Sono molto nervoso. Non voglio che tu te ne vada, mi sembra ovvio
Marianne: “Per me non è ovvio quello che vuoi

In altre parole: non ho mai capito quello che volessi e ho sempre avuto paura di chiedertelo per paura che mi abbandonassi. Forse tra loro il magnetismo funziona proprio per questo motivo: nessuno ha aspettative sul comportamento dell’altro, entrambi sono uniti dalla sofferenza, dalla solitudine e dalla ricerca di uno spazio dove “gli altri (non) sono l’inferno”. Anche se quello che provano è fortissimo non se lo raccontano mai. Con il risultato di produrre separazioni più o meno periodiche. È uno schema narrativo che Sally Rooney usa nei suoi romanzi: i protagonisti si lasciano travolgere da quello che non è stato detto nella loro relazione. Anche a Bobby e Frances (in Parlarne tra amici) succede la stessa cosa. Nessuna delle due rivela all’altra i propri sentimenti finché due fattori esterni non aiutano a chiarire i sentimenti. Ma la fine è inaspettata. Proprio come per Marianne e Connell.
C’è sempre un personaggio prevaricatore (Connell lo è inconsapevolmente, Bobby in Parlarne tra amici in modo naturale) e un personaggio sottomesso (Marianne e Frances). Ma niente è quello che sembra perché, a mano a mano che la storia interiore dei protagonisti si sviluppa, il personaggio remissivo diventa fondamentale. Verso la fine del romanzo, vale per Persone normali come per Parlarne tra amici, la storia sembra avviarsi a una fine felice. Ma in realtà la fine dell’incomunicabilità corrisponde alla fine della storia. Quando i sentimenti vengono espressi anche la forza narrativa si esaurisce e il romanzo si avvia alla conclusione. Una metafora perfetta dell’inizio della fine delle relazioni. E della vita.

L’illustrazione per l’edizione italiana di “Conversations with friends – Parlarne tra amici”, primo romanzo di Sally Rooney

Quello che affascina dell’epopea delle persone normali è la trivialità e la grettezza dei loro sentimenti. La loro bellezza è proprio la verità che si nasconde dietro a tutte le loro maschere. Sally Rooney ammette che le persone siano normali: deboli, a pezzi, in ansia, con problemi familiari, con traumi infantili, ricche e infelici, povere ma con buone relazioni. La descrizione passa dai gesti, dalle pose e dalla descrizione dei momenti di vuoto: come non ricordare uno dei pomeriggi che Frances passa a letto nella penombra della sua stanza. Oppure lo stato alterato che l’accompagna nella chiesa dove sverrà, prima di scrivere l’appassionata e ironica lettera d’amore a Bobby.
C’è una grande presenza incontestabile nei romanzi di Rooney: il disagio e il malessere di chi è sospinto tra periodi di crisi e modernità. La ricerca di riscatto, tra marxismo e borghesia. Non a caso i romanzi dell’autrice irlandese sono stati acclamati e definiti come il manifesto della generazione dei millenials. Sfortunati e a disagio, pronti a tutto per sentire, sperimentare e sentirsi vivi. Ma questa è probabilmente una chiave di lettura poco coraggiosa della generazione fluida e fuori dagli schemi, depauperata dalla crisi economica. Forse una vita può dirsi piena e degna di essere vissuta solo se i sentimenti (inespressi) continueranno a guidare le azioni delle persone.

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