Storie di aritmie

230 forse 250 pulsazioni al minuto. Un rumore sordo nella testa, la percezione alterata ma allo stesso tempo tagliente eppure disconnessa e fluida come se gravitasse al di sopra del corpo non più delimitando i suoi contorni. Si sente solo una voce allo stato gassoso incapace di controllare i 5 sensi. E’ Lui che fa impazzire il resto del corpo, scatta il panico, credi di non respirare, devi chiudere gli occhi per non sentire questa incoerenza esistenziale. In viaggio su queste frequenze è solo l’ossigeno a calmare l’organo impazzito. Respira, aggrappati a qualcuno, ripeti.

150 probabilmente 180 pulsazioni al minuto. Il concerto dei Mogwai in una delle più belle sale concerto, Cirque Royal a Bruxelles. Esplosioni atomiche, guerre, fame proiettate sul palco davanti alle postazioni dei sintetizzatori che sparano musica dolce che improvvisamente esplode e diventa solenne colonna sonora di distruzione. Giudicate voi

Sei uscita a cercare una birra per dimenticarti di quel rumore assordante e calmarlo.
130 pulsazioni al minuto, forse è un’esagerazione ma è quello che ha sentito quando l’ha vista per la prima volta. E’ successo senza preavviso perché fino a due minuti prima dell’incontro quasi non sentiva il battito, madida com’era di sudore freddo e inappetente da almeno 12 ore. Come azzittirlo poi? La metteva in imbarazzo, perché un tachicardico a guardarlo bene ha sempre quell’espressione troppo vera, senza maschera, che tradisce i sentimenti. Per recuperare credibilità gioca la carta della distrazione. “Belli questi pini marini, sembra di stare in un paese esotico e invece è solo Roma” oppure “ma sei davvero alta!”. Qualche minuto di tregua e poi all’attacco, di nuovo: tu-tum tu-tum tu-tum tu-tum. Nessuna possibilità di fingere.

110 pulsazioni al minuto è il ritmo che provoca la scrittura. Lo stato di agitazione che precede la parola scritta. Emoziona con un’accelerazione più dolce e breve. Non vuole lasciare andare le parole perché non saranno mai perfette come pensava. L’imperfezione l’organo Vitale non la sopporta. Perché vorrebbe che l’idea fosse scritta con il marchio di fuoco, vivo e perenne. “E se poi sbagli qualcosa?” Una parola fuori posto, una virgola indisciplinata, un concetto infantile o troppo borghese. Il dubbio ha sempre alimentato l’aritmia che muove il mondo. E quindi la scrittura.

100 battiti, li ha contati la luna quando è spuntata come un pianeta in rapida ascesa dal mare alle ore 21 di una sera di agosto. Era rossa, faceva più impressione perché tutto intorno il buio non se ne andava. Non era l’alba e nemmeno il tramonto.

Uno stato perenne di agitazione, è questo il concubino di un tachicardico. Deve imparare a conviverci malgrado la sua volontà di non provare niente. C’è quell’organo protetto da una gabbia di costole ossute che non vuole stare mai zitto. Addomesticarlo non è semplice. Croce e delizia. Una volta mi hanno detto “Fidati dei tachicardici, loro dicono sempre la verità”. Non sempre, sono solo più umani degli altri.

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