«La scomparsa di mia madre» è il racconto dell’anima inafferrabile di Benedetta Barzini

In a little while
I’ll be gone
The moment’s already passed
Yeah, it’s gone

How to disappear completely. Benedetta Barzini mi ricorda i Radiohead ma soprattutto il sogno in cui Thom Yorke ha creduto di sparire, perdendo il contatto con la realtà. Ha l’età di mia madre, Benedetta, anzi no è un anno più grande.Io sono nata quando la guerra era appena finita, dice la mia. Forse in campagna, al sud, era già finita nell’estate del ’44. E hanno lo stesso neo, sulla guancia destra. Un grain de beauté, che ho sempre voluto ma mai avuto. Per questo penso che la mia mamma sia più bella di me, perché lei ha un grain de beauté in più.

 La scomparsa di mia madre racconta la storia di una donna. Benedetta Barzini ha la stessa caratura delle protagoniste dei racconti di Sibilla Aleramo, Goliarda Sapienza o Elena Ferrante. Condividono la profondità dello sguardo “a fessura”, la bellezza misteriosa, la cattiveria verso la vita passata a compiacere gli altri, con il desiderio furioso di sparire. Vogliono scomparire alla stessa età. Anche Raffaella “Lila” Cerullo, la protagonista della quadrilogia de L’amica geniale, è nata nel 1943 come Benedetta Barzini. E come lei, vuole sparire.  C’è qualcosa che lega Benedetta al mondo, e questo qualcosa è un qualcuno, suo figlio.

Dietro la cinepresa c’è Beniamino Barrese, documentarista e direttore della fotografia al suo primo lavoro personale. Tra me e te c’è una frattura inconciliabile, io voglio la distruzione dell’immagine tu invece vuoi crearla, dice Benedetta a suo figlio. La storia, intima e personalissima, si snoda attraverso gli stati emotivi di Benedetta. La voglia di sparire, quasi una dolce ossessione che emerge in ogni scena con forza ondivaga. Difficile da contenere per gli altri, impossibile vivere senza.

Forse sarebbe il caso che i corpi sparissero dall’immaginario maschile, dice Benedetta. Se non esisto come corpo gli altri non mi desidereranno come corpo. La stanchezza che porta con sé l’eccesso e la riproduzione in serie delle immagini e delle informazioni appare chiarissima. Quello che è iniziato negli anni ’60, proprio gli anni del debutto nel mondo della moda di Barzini. Dalle auto agli elettrodomestici, fino alla moda e persino all’arte con la pop art di Andy Warhol. La riproduzione in serie ha creato la società del benessere ma ha mercificato il corpo. Producendo un impoverimento dei contenuti.

Forse la protagonista sta solo cercando una via d’uscita rispetto alla sua collisione con il mondo. Il suo passato da top model è in contraddizione con la sua sensibilità, tendente all’introversione e all’essenzialità. E’ in lotta come tante e tante di noi. Troverà una tattica per accettare di esistere e soffrire?

Alla fine della proiezione una ragazza ha avuto un attacco di panico. Io invece sorridevo con la sigaretta tra i denti, scuotevo la testa ma mi sentivo meno sola.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

GF Maccaferri

...e provare ad andare oltre il solito "che carino"

G-ancho ibérico

Politica e cultura sui binari di Spagna

Sui muri di Milano

Tutta la street art in giro per Milano

The Bottom Up

Approfondimento dall'Italia e dal mondo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: