La maternità “delle altre” arriva in Corte Costituzionale. E intanto in Francia…

C’era stato il caso del ricorso del Viminale che, il 31 agosto, aveva impugnato la decisione del tribunale di Bari di avallare il provvedimento di riconoscimento del Comune di Bari della genitorialità da parte della madre ‘acquisita’ di un bambino nato all’estero della compagna britannica. “la situazione di fatto è quella di un bambino nato all’estero da una cittadina di nazionalità britannica al quale è stato attribuito lo status di figlio di una cittadina italiana, con la prima unita civilmente, ma con la quale egli non ha alcun rapporto biologico”, sostiene il Ministero. Il caso non è ancora chiuso.

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L’intervista a Giulia Garofalo Geymont pubblicata oggi, 7 ottobre, su Repubblica

A Giulia Garofalo Geymonat, italiana, e Denise Rinehart, statunitense, è successa più o meno la stessa cosa. Dopo la nascita del figlio Paolo, negli Stati Uniti, hanno richiesto la trascrizione del suo atto di nascita al Comune di Pisa. Richiesta rifiutata perché “l’Italia non prevede l’iscrizione la presenza di due persone dello stesso sesso su un atto di nascita”. La vicenda è finita in tribunale, quello di Pisa, che ha sollevato il dubbio di costituzionalità sull’insieme di norme che impediscono a una coppia di donne di essere dichiarate dallo Stato Italiano entrambe madri di Paolo. Giulia in questo momento per lo Stato italiano non esiste, in quanto madre e tutrice di Paolo. “Esisto per le maestre, per il pediatra, per gli amichetti, ma per lo Stato no: sono un fantasma per un bimbo che ho voluto dal primo istante”, dichiara Giulia in un’intervista a La Repubblica. La Corte costituzionale  discuterà del caso mercoledì 9 ottobre, per la prima volta in Italia per un coppia di madri alle quali è negata l’iscrizione nel registro civile e anagrafico.

La particolarità della nazionalità del bambino  –  Paolo è un cittadino statunitense e non italiano perché nato negli Stati Uniti da da madre “gestazionale” americana. Giulia non ha trasmesso la nazionalità italiana al figlio, cosa che avverrebbe per un coppia eterosessuale perché lo ius sanguinis che regola il diritto di nazionalità in Italia prevede la trasmissione della nazionalità per “legami di sangue”. Ad esempio, il riconoscimento della madre intenzionale (Giulia) implicherebbe la trasmissione della nazionalità italiana al bambino? Questa è una domanda provocatoria ed è un passo successivo rispetto al riconoscimento della genitorialità. Ma lascia intravedere una questione universale: il diritto di famiglia è in crisi rispetto alle nuove forme di genitorialità e di cittadinanza che stanno emergendo e saranno sempre più determinanti nella società del futuro, dove migrazioni e cambiamento delle abitudini sessuali determineranno profondi cambiamenti.

Giulia è emozionata: “Se la Consulta dichiarerà incostituzionali le norme che mi impediscono di riconoscere il mio bambino, avremo vinto non solo per Paolo, ma per tutti i figli delle coppie omosessuali che in Italia sono ancora senza diritti”.

In Francia – Qualche giorno fa abbiamo parlato qui dell’approvazione della legge che permetterà l’accesso  alla fecondazione assistita alle coppie di donne, così come quelle single. Contestualmente si è parlato anche della situazione italiana.

A Parigi, ieri 74.500 sostenitori della Manif pour tous (associazione ombrello che mette insieme tutte le associazioni che rifiutano il riconoscimento del matrimonio omosessuale e contro tutti i tipi di fecondazione estesi alle coppie omosessuali), sono scesi in piazza  per chiedere al governo di ritirare il provvedimento sulla Pma.

Le Monde offre un termine di paragone utile per capire la contrazione del movimento:

Nel 2012-2013, quando è stata approvata la legge Taubira sul matrimonio omosessuale erano in 300mila (circa 1,4 milioni secondo gli organizzatori)

Oggi sono 74.500 (600mila secondo gli organizzatori)

In tanti, indubbiamente. Ma meno di prima.

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