Cosa deve fare una donna (non etero, single) per avere un figlio in Italia?

Nell’Unione Europea la procreazione assistita per le coppie di donne è legale in 11 Paesi. Ultima la Francia. Il 27 settembre l’assemblée ha votato a favore della legge sulla bioetica, dove all’articolo 1 è prevista la possibilità per le coppie di donne e per le donne sole di avere accesso all’inseminazione artificiale. Prima dell’apertura del Parlamento alla PMA, le mete preferite dalle donne francesi per procreare erano Belgio e Spagna. In Germania non c’è un divieto specifico ma gran parte dei centri medici che trattano la materia restano inaccessibili alle lesbiche e alle donne single. Per un quadro più dettagliato, il sito Famiglie Arcobaleno fa il punto su tutte le legislazioni europee.

L’Italia, la Polonia, la Romania, la Repubblica Ceca, la Romania, la Lituania e la Slovacchia hanno autorizzato la procreazione assistita ma riservandola alle coppie eterosessuali.
In realtà quella eterologa (che prevede il ricorso a un donatore o una donatrice esterni alla coppia per gli spermatozoi o gli ovociti), è un tipo di fecondazione legale in tutti i paesi del mondo. L’Italia, dove si stima che circa il 15% delle coppie abbia problemi di infertilità, è l’ottavo Paese al mondo per numero di trattamenti di procreazione medicalmente assistita ma, appunto, solo per gli eterosessuali.
In questo post ci occuperemo solo di procreazione assistita che, al di là delle coppie etero e per motivi ovvi e fisiologici, riguarda solo le coppie di donne e le donne che non sono in cerca di un partner ma, appunto, di un figlio. Parleremo della possibilità di procreazione per le coppie di uomini, o per uomini in cerca di un figlio, in un post dove analizzeremo i dati sulla Gestazione per Altri, o comunemente chiamata “utero in affitto”. Anche qui si tratta di una questione biologica.
Dunque le le lesbiche, le donne e la procreazione.
Ho fatto questa semplice domanda a Diletta Giunchedi, la nostra dottoranda in “Le nuove forme di genitorialità tra identità biologica, verità legale ed effettività sociale” all’università di Bologna.
Ma le lesbiche italiane che vogliono avere un figlio o hanno un figlio, cosa devono fare?Quali sono le garanzie legali? No, la risposta non è fare un voto all’immacolato cuore di Maria. Vediamo.

Purtroppo il progetto genitoriale di una coppia omosessuale incontra numerosi ostacoli a trovare piena e pacifica cittadinanza nel nostro ordinamento. Il legislatore non si occupa della genitorialità omoaffettiva: dalla legge Cirinnà è infatti stato escluso ogni richiamo alla disciplina della filiazione ed è stata abbandonata la proposta che prevedeva la facoltà di adottare il figlio dell’unito civilmente da parte dell’altro ( ndr la cosiddetta stepchild adoption). Non si è nemmeno realizzato il richiamo alla legge 40/2004 dedicata alla procreazione medicalmente assistita, oggi non accessibile alle coppie omosessuali. Inoltre, l’ordinamento italiano proibisce la maternità surrogata.

Ci ha pensato la giurisprudenza a riempire questo vuoto legislativo, seppure in modo parziale. Gli sforzi della giurisprudenza di merito e di legittimità sono negli ultimi anni concentrati a promuovere il riconoscimento e la legittimazione dei rapporti di filiazione insorti in paesi stranieri.

Quindi aumenta il cosìddetto “turismo procreativo”

C’è un aumento dei casi di procreazione assistita all’estero, ossia la prassi di recarsi all’estero in paesi dove l’accesso all’adozione, così come alle pratiche di fecondazione medicalmente assista o alla maternità surrogata è concesso alle coppie dello stesso per ottenere l’attribuzione dello status genitoriale, tramite atto di nascita o sentenza di adozione, a seconda della procedura che si è scelta, e richiederne successivamente la trascrizione agli uffici di stato civile o la delibazione della sentenza di adozione, in Italia.

Per il riconoscimento dell’omogenitorialità ci sono ancora tanti ostacoli di natura sociale e giuridica.

Cosa dicono i giudici?

La Cassazione (n. 19599/2016) si è espressa a favore della trascrizione dell’atto di nascita recante la genitorialità di due madri, che si erano recate in Spagna ove una si è sottoposta al trattamento di procreazione assistita, mentre l’altra ha donato il proprio ovulo che è stato poi fecondato con il seme di un donatore. La Corte ha affermato il principio di diritto secondo cui il riconoscimento e la trascrizione nei registri dello stato civile in Italia di un atto straniero, validamente formato all’estero e recante la genitorialità di due coppie, non contrastano con l’ordine pubblico per il solo fatto che il legislatore nazionale non preveda o vieti il verificarsi di una simile fattispecie sul territorio italiano, dovendosi avere riguardo al principio di rilevanza costituzionale primaria, dell’interesse superiore del minore, che si sostanzia nel suo diritto alla continuità dello status filiationis.

 

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