La giurista risponde: adozione semplice, la situazione nella giurisprudenza nazionale e internazionale

In cosa consiste l’adozione semplice o non legittimante? Perché è rilevante per le coppie omosessuali?

R: L’adozione semplice (regolata dall’art. 44 della legge n. 184/83) è un tipo adozione applicabile in casi particolari, che deroga all’adozione piena o legittimante. La differenza risiede non solo nei requisiti soggettivi degli adottanti e dell’adottando, ma anche negli effetti che da essa dipendono.
L’adozione in casi particolari, tra cui la stepchild adoption, è  un istituto estremamente flessibile. Per questo motivo il suo carattere ibrido e la vocazione dell’istituto a promuovere la coesistenza di una pluralità di rapporti genitoriali, piuttosto che la sostituzione, ne hanno sicuramente giustificato l’ampio utilizzo ogni qual volta la giurisprudenza sia stata chiamata a riconoscere legami di filiazione non contemplati dall’ordinamento interno, quali quelli che attribuiscono la genitorialità a persone dello stesso sesso.

Gli effetti giuridici che l’adozione semplice ha sulla situazione del minore, possono essere riassunti come segue:
– il minore acquista lo status di figlio del genitore adottivo, di cui acquisisce il cognome e contestualmente, i genitori biologici perdano la responsabilità genitoriale (definita patria potestà prima della riforma del 2012) sul figlio. Ciononostante l’insorgere del nuovo rapporto di filiazione adottiva non esclude e quindi non sostituisce i rapporti con i genitori biologici e con la famiglia d’origine, né da un punto di vista legale, né da un punto di vista di personale;
– Il figlio adottato non assume la titolarità di rapporti giuridicamente rilevanti con i parenti del genitore adottivo e non acquista dunque la qualifica di loro erede nell’asse ereditario parentale;
– Il figlio adottivo assume tale qualifica nei confronti del solo adottante, il quale però non sarà erede del figlio qualora gli sopravviva.
Appare evidente l’intenzione del legislatore: garantire una maggiore elasticità e rapidità del procedimento adottivo per i minori che pur non trovandosi de facto in una condizione di abbandono ( si pensi proprio alla stepchild adoption, ove il figlio della moglie viene adottato dal marito) si trovano per varie ragioni in uno stato di precarietà.

L’adozione semplice attribuisce rilevanza legale al solo rapporto bilaterale tra l’adottante e l’adottato. Da un lato, viene legittimata la genitorialità c.d. “sociale” – definizione usata per qualificare quei rapporti che, seppur privi di riconoscimento legale, si concretizzano nella day-to-day life nel mantenimento e nella educazione della prole in tutto compatibile con un legale rapporto di genitorialità. Dall’altro si vuole promuovere l’inserimento in un nucleo familiare di minori privi dei requisiti necessari.

  • La giurisprudenza italiana e internazionale sull’adozione semplice

L’orientamento che si sta  affermando nei procedimenti adottivi grazie alla giurisprudenza nazionale e internazionale è quello di conservare i rapporti affettivi che si siano consolidati all’interno del nucleo familiare; tale principio si trova confermato anche nella sentenza Paradiso e Campanelli contro Italia della Corte Edu (Grand Chambre 24 gennaio 2017), pronunciatasi in materia di riconoscimento del rapporto di filiazione a seguito di surrogazione di maternità.

La Corte europea dei diritti umani ha riconosciuto come legame di filiazione, la genitorialità di persone dello stesso sesso; nella decisione X e Altri c. Austria del 19 febbraio 2013, ha infatti affermato che costituisce violazione dell’art. 8 e 14 Cedu la previsione in materia di adozione di minori che disciplini diversamente le condizioni di esercizio della responsabilità genitoriale per le coppie dello stesso sesso e per quelle di diverso sesso. La normativa sull’adozione che radichi la distinzione sulla base del sesso degli adottanti provoca l’insorgere di un trattamento discriminatorio. Gli status giuridici delle coppie omosessuali ed eterosessuali, secondo la Corte, sono infatti identici e compatibili.

La Cassazione e i tribunali di merito, hanno utilizzato l’adozione semplice – in particolare nella forma della stepchild adoption  – quale strumento di apertura alla genitorialità omosessuale sia in epoca precedente sia successiva alla promulgazione della legge sulle unioni e civili e, soprattutto, a prescindere dal divieto contenuto al comma 20 di tale legge. In questo senso la sentenza n. 12962 del 26 maggio 2016 della Corte che ha avallato l’interpretazione offerta dal Tribunale per i minorenni di Roma (30 luglio 2014), il quale ha affermato la sussistenza del “diritto ad essere adottato dalla madre non biologica”.
La Corte di legittimità ha sostenuto che l’adozione in casi particolari nell’ambito di una coppia omosessuale non determina un conflitto di interessi, nemmeno potenziale, tra il genitore biologico e il minore adottando, ma l’eventuale conflitto deve essere riservato all’apprezzamento in concreto alle singole situazioni dedotte in giudizio. La Corte afferma inoltre che tale modello adottivo che prescinde dallo stato di abbandono del minore e risponde all’esigenza di consolidare rapporti preesistenti può essere ammesso se realizza effettivamente il superiore interesse del minore.

In conformità con la tendenza giurisprudenziale di conservazione dei legami affettivi creati e sviluppati de facto, si è pronunciata la giurisprudenza successiva di merito.
Si ricorda la pronuncia del Tribunale per i minorenni di Bologna il quale, richiamando la pronuncia del tribunale di Roma (2014) che ha inaugurato l’orientamento, ha affermato che “la relazione affettiva tra due persone dello stesso sesso, che si riconoscano come parti di un medesimo progetto di vita, con le aspirazioni, i desideri e i sogni comuni per il futuro, la condivisione insieme dei frammenti di vita quotidiana, costituisce a tutti gli effetti una “famiglia”, luogo in cui è possibile la crescita di un minore, senza che il mero fattore “omoaffettività” possa costituire ostacolo formale”.

In conclusione è necessario menzionare l’opinione espressa dalla Grand Chamber (Corte Edu) il 10 aprile 2019, sulla questione sollevata dalla Corte di Cassazione francese in tema di riconoscimento de rapporto di filiazione tra il figlio nato a seguito di gestational surrogacy arrangement e la madre intenzionale.
Il parere della Corte appare di eccezionale rilevanza in materia di maternità surrogata e adozione: si afferma infatti che il diritto del figlio al rispetto della vita private (ai sensi dell’art. 8 Cedu) richiede che la normativa nazionale provveda al riconoscimento del rapporto di genitorialità intercorrente tra il figlio e la madre intenzionale (cioè non biologica), che sia qualificata quale legal mother dal certificato di nascita, formatosi in conformità alle norme del paese straniero. Al fine di ottenere tale risultato, la disciplina domestica degli stati si può avvalere anche della procedura adottiva “in accordance with the child’s best interests”.

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