Legge Cirinnà: il punto sulle unioni civili a Milano

Il mio collega Andrea Prandini, autore del blog Un tuffo nei dati, ha scritto un interessantissimo articolo con una sintesi dei dati del Comune di Milano sulle unioni civili dal 2016 al 2018. Leggetelo d’un fiato!

Tre anni di unioni civili ambrosiane
Grazie alla legge Cirinnà, 869 nozze tra coppie omossessuali. Gli uomini si sposano di più: sono italiani, tra i 35 e i 54 anni

di Andrea Prandini

Unioni civili - dati

Mille e settecentotrentotto.Tante sono le persone che a Milano hanno potuto avvalersi della legge Cirinnà, che ha istituito dal 2016 le unioni civili per partner dello stesso sesso. Negli ultimi tre anni sono state celebrate in città 869 unioni omosessuali, con un andamento costante. Nello stesso periodo i matrimoni etero, sia religiosi sia laici, sono stati quasi 8mila. Milano si conferma quindi una città molto aperta e gayfriendly: un’unione omosessuale ogni dieci è una percentuale molto alta, almeno il doppio rispetto alle statistiche sulla popolazione Lgbt italiana; va però detto che le statistiche sulla popolazione sono molto incerte e basate su autodichiarazioni.

Chi si presenta a Palazzo Reale davanti al sindaco, o più di frequente a un suo delegato,
per unirsi col partner è di solito uomo, adulto e italiano. Le unioni maschili sono la grande maggioranza: il 78 per cento. Per quanto riguarda le età, la metà abbondante dei contraenti è tra i 35 e i 54 anni. Non manca però chi si unisce molto giovane, in 37 avevano meno di 24 anni al momento del “sì”, oppure chi ha aspettato per decenni la possibilità di ufficializzare la propria relazione, come i 60 ultra settantacinquenni. Sul versante della cittadinanza, le coppie italiane sono la netta maggioranza, ma solo un quarto delle celebrazioni ha visto coinvolto uno straniero. Curioso come uomini e donne abbiano tendenze molto diverse: se quasi un terzo delle unioni maschili è tra coppie miste, tra quelle femminili si scende a un decimo. Quattordici sono stati i casi in cui entrambi i partner non erano cittadini italiani. Sembra che le nuove coppie prestino molta attenzione alla situazione patrimoniale: soltanto il 22 per cento è in comunione dei beni, anche se sarebbe l’opzione predefinita dalla legge.  Ben la metà ha esplicitamente dichiarato al momento della richiesta di voler mantenere la separazione dei patrimoni.

Dato che la scelta del Comune per la cerimonia è libera, il numero delle unioni civili a Milano è forse un po’ spinto verso l’alto dallo splendore del luogo dove vengono celebrate. Il plurisecolare Palazzo Reale, sede prescelta per tutte le unioni civili milanesi, non ha nulla da invidiare alla maggior parte delle chiese. L’accesso alla “Sala matrimoni e unioni civili” dell’antica residenza delle coppie di casa Savoia è gratuito o quasi per i residenti e gli iscritti all’Aire cittadina, per gli altri invece si chiede un contributo di 500 o 596 euro a seconda delle giornate e degli orari.A richiesta si può avere il permessodi entrare in auto in piazza Duomo e parcheggiare davanti al palazzo.

Prima della giornata principale c’è da affrontare un po’ di burocrazia. In sostanza si tratta di comunicare di persona all’anagrafe (per Milano quella principale in via Larga 12) che ci si intende unire, perché nei 30 giorni successivi possa controllareche non ci siano irregolarità, simili a quelle che valgono per i matrimoni: in sostanza essere capaci di intendere, non essere già uniti con un terzo e non aver ucciso o tentato di uccidere il precedente partner del compagno o compagna. Oltre a due testimoni maggiorenni, la coppia può scegliere anche il celebrante che agirà come ufficiale di governo in vece del sindaco, basta che abbia i diritti di elettorato passivo e lo comunichi in anagrafe 30 giorni prima della cerimonia. Di solito i cognomi dei nuovi coniugi rimangono i rispettivi, ma si può scegliere di adottarne uno dei due come cognome comune. L’altro partner potrà metterlo prima o dopo il suo, anche se la modifica non varrà per l’anagrafe e non cambierà il codice fiscale.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 7 del periodico MM – Scuola di giornalismo Walter Tobagi

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