Il Brasile chiama, Milano risponde: appuntamento il 17 marzo per ricordare Marielle Franco

Il mio collega Riccardo Congiu ha raccontato la mobilitazione milanese per ricordare l’attivista per i diritti delle minoranze e politica brasiliana Marielle Franco, uccisa insieme al suo autista Anderson Gomes un anno fa in un agguato. Il collettivo “Donne latine femministe antifasciste di Milano” organizza una manifestazione il 17 marzo il festival Marielle Franco, al Ri-Make in via del Volga a Milano.
Lunedì 11 marzo la polizia brasiliana ha arrestato Élcio Vieira de Queiroz, un ex poliziotto, e Ronnie Lessa, un militare pensionato dell’esercito. Sono accusati dal pm di essere gli esecutori materiali dell’omicidio Franco. Nessuna notizia sui mandanti, ma le indagini proseguiranno hanno dichiarato gli investigatori.

La primavera di Marielle Franco

Anche a Milano l’attivista brasiliana verrà ricordata il 14 marzo

Di Riccardo Congiu

Il 14 marzo ricorre il primo anniversario dalla morte di Marielle Franco, la politica e
attivista brasiliana assassinata a 38 anni a Rio de Janeiro, mentre era in macchina con un autista e un addetto stampa. Cinque proiettili alla testa: un’esecuzione mirata. Nera, favelada, bisessuale, Marielle Franco ha vissuto sulla propria pelle le discriminazioni
che toccano alle minoranze. In favoredi queste ha concentrato la sua attività, anche quando è entrata nel consiglio comunale di Rio. Un impegno, il suo, che Milano vuole
ricordare: domenica 17 marzo si terrà il “Primo festival Marielle Franco” al centro sociale Ri-Make. L’evento è organizzato dal collettivo “Marielle Franco – donne latine femministe antifasciste di Milano”, un gruppo nato spontaneamente nell’ottobre dello scorso anno tra il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile e il ballottaggio che ha decretato la vittoria di Jair Bolsonaro. «Alcune di noi si sono conosciute poco dopo
la morte di Marielle, al presidio organizzato da “Non una di meno” (un movimento per i diritti delle donne)», racconta Lizeth Velarde. Milanese di nascita e dall’accento marcato, peruviana nell’animo e nei lineamenti, ha fondato il collettivo insieme alla compagna brasiliana Nathally. «Durante la campagna elettorale si è creato un enorme gruppo su Facebook, “Mulheres unidas contra Bolsonaro”: donne brasiliane e non, in patria o all’estero, in un’unica rete», continua Lizeth. Per mesi è stato Ele não!, “Lui no!”, il grido comune di queste donne contro l’attuale presidente del Brasile, l’ex capitano dell’esercito dalle posizioni sessiste e omofobe. Il 29 settembre 2018 la loro grande manifestazione
transnazionale. Ogni gruppo ha partecipato dal luogo in cui si trovava: «Noi eravamo un centinaioin largo Cairoli. Pian piano è nata l’associazione», spiega la fondatrice.
Dopo l’elezione, però, è sceso l’entusiasmo di alcune persone, e Lizeth non si nasconde: «In quei giorni c’era davvero l’impressione che la mobilitazione generale stesse producendo degli effetti, alcuni hanno mollato subito dopo». Nonostante ciò, gli obiettivi non sono mutati per il collettivo: «Sono sempre i bianchi a parlare di neri, così come sono sempre gli uomini a parlare di donne. Noi abbiamo una responsabilità in quanto intersezionali. Era questa la battaglia di Marielle e dobbiamo portarla avanti». Con intersezionalità Lizeth Velarde intende la condizione di chi vive discriminazioni su più piani a causa delle sue diverse identità sociali (colore della pelle, sessualità, genere,
per esempio). Rappresentante di alcune minoranze ben precise, Marielle Franco è stata per molti l’incarnazione di questo concetto. Ma in Brasile anche il solo esser donna può rendere difficilissima l’esistenza quotidiana. Al di là del divario salariare molto profondo (le donne guadagnano il 76 per cento degli uomini), la preoccupazione più grande riguarda la rilevazione di uno stupro ogni 11 minuti. Secondo l’Organizzazione mondiale per la sanità, il Paese è il quinto al mondo per numero di femminicidi: 13 donne assassinate ogni giorno. Una di queste è stata Marielle Franco. Morta alla fine dello scorso inverno, a pochi giorni dall’equinozio, forse è riuscita a dare inizio alla primavera delle donne brasiliane.

Potete trovare il pezzo sul periodico MM n.6.

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