Ordine, eterosessualità e famiglia

Simone Pillon e i suoi accòliti hanno decisamente paura dell’arcobaleno. Se avrete pazienza di leggere fino alla fine capirete perché. Intanto, come antipasto, guardate cos’è successo la settimana scorsa a Roma

Per approfondire vi invito a leggere il profilo degli amici di Pillon, egregiamente abbozzato da articolo21.

Dunque, vi stavate chiedendo che fine avesse fatto il senatore Pillon, ispiratore dell’omonimo decreto legislativo sulla riforma della famiglia?  Giovedi scorso, 31 gennaio, Pillon ha presenziato al convegno “Famiglia e natalità”, organizzato dalla Lega nell’aula del consiglio del I municipio romano. All’incontro hanno assistito anche le attiviste della rete civile Non una di meno, movimento femminista nato nel 2016 sull’onda delle proteste femministe contro la violenza di genere in Argentina. Ci sono stati momenti di tensione all’interno della sala consiliare, le attiviste sono state strattonate e insultate al grido di “Avete dieci amanti a testa”, e ancora ” zoccole andatevene”.

Cosa prevede il decreto legislativo 735 firmato Pillon

Tra le “novità” previste dal decreto, ancora in eseme in commissione Giustizia al Senato, all’articolo 1 c’è l’istituto di mediazione obbligatoria (e a pagamento), un metodo stragiudiziale di risoluzione delle controversie.
La figura del mediatore interverrebbe sistematicamente prima dell’inizio delle pratiche di divorzio in tribunale.  Le critiche al decreto sono a rrivate dalle associazioni di avvocati e psicologi, dall’ONU e dai movimenti femministi. Secondo gli oppositori, la nuova normativa indebolirebbe l’istituto del divorzio, introdotto nell’ordinamento giuridico dopo il referendum del 1974. Il matrimonio diventa dissolubile.
O forse non più. Con il decreto Pillon si dovrà obbligatoriamente pagare un mediatore per cercare una soluzione ad eventuali problemi coniugali, anche nei casi di violenza coniugale ai danni dei figli e del/della coniuge.
Simone Pillon è avvocato, mediatore familiare e, dulcis in fundo, presidente del Family Day, l’associazione di cattolici e ultra conservatori che ha manifestato, nel giugno 2016, contro l’adozione della legge Cirinnà sulle unioni civili. Poi una non deve pensare male.

Perché opporsi a un progetto di legge stagnante

Perché parlarne qui? Il ddl Pillon non è solo un affaire femminista. “La famiglia è fatta da un uomo e da una donna che si vogliono bene, basta non c’è altro”, ha affermato il senatore. Si puo dedurre che nel mondo eterodiretto non c’è spazio per la comunità di persone che divergono dal comportamento sessuale dominante. Si puo dedurre che il concetto di famiglia sia una grigia definizione quasi burocratica, caratterizzata dai poli opposti del sesso dei due coniugi. Si puo dedurre la tipizzazione negativa dei modelli di famiglia considerati oggi, purtroppo, ancora atipici. Come le famiglie arcobaleno.
Nel mondo in cui i virtuosismi sono appannaggio della maggioranza benpensante, il decreto Pillon ha la profondità sociologica e ontologica di uno stagno.

Non è un progetto di legge uguale per tutti. La parte più preoccupante è il suo sottotesto che riunisce il peggio dell’ultraconservatorismo ideologico italiano. La piazza del contro, l’assolutismo della morale, l’appiattimento del comportamento umano. Cos’è la famiglia, in fondo? E’ un modo come un altro per tenere in ordine la società o è un contesto affettivo in cui quello che conta è l’attenzione, la cura e l’amore disinteressato? Questo progetto di legge svilisce il concetto stesso di famiglia e le sue basi cioè l’amore e la cura. E poi, si a volte è meglio che le relazioni, soprattutto quelle tossiche, finiscano. Come dicono i Baustelle che niente dura per sempre, finisce ed è meglio cosi. Contro i Pillon dei nostri tempi viva la libertà e viva l’amore!

Foto di copertina Ricardo Siri Liniers, illustratore argentino

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