Essere donna, ignorare Yann Moix

Non c’è che dire, ho proprio una piccola colonia di capelli bianchi che si annida silenziosia nella mia chioma castano scuro. Mi sveglio lentamente cosi.
Yann Moix. Secondo pensiero. Devo leggere quell’intervista che ha rilasciato a Marie Claire. Non è una riflessione off-topic perché credo che sia strettamente correlata alla sessualità e alla sua rappresentazione nella società.

Ne ho letto l’estratto disponibile sul sito di MC.fr e, devo essere sincera, la dichiarazione di Moix, ormai celeberrima “Dico la verità, a 50 anni non potrei mai amare una donna di 50. Le trovo vecchie (…)” è solo una delle perle del suo pensiero etero-macho-diretto. Di certo, l’ennesimo uomo ci ha intossicato con un pensiero inutile, personale e banale. Ma trovo il moralismo del giornale e la reazione delle donne di tutto il pianeta preoccupante e di strette vedute. Segue la necessità di mettere nero su bianco qualcosa sull’immagine femminile, la sua proiezione nella società e  sulla sessualità femminile.

Con ordine. Punto primo: chi è Yann Moix e perché dovrebbe interessarmi il suo pensiero sulle donne? Un uomo francese di 50 anni, scrittore, provocatore televisivo della trasmissione “On n’est pas couché” esprime la sua opinione sui suoi gusti sentimentali e sessuali. Bene, è una novità? Le relazioni, la loro fenomenologia, il corpo delle donne e, più raramente, quello degli uomini, sono al centro delle attività del pensiero umano. Ecco, è probabilmente questo il problema fondamentale. Che le chiacchiere da ufficio siano diventate i discorsi del pensiero e sui massimi sistemi.
Inoltre Moix dice che “Lui si innamora solo e soltanto delle asiatiche”. A questo punto il resto del mondo avrebbe dovuto sentirsi indignato perché non tutte le donne hanno i tratti somatici asiatici. Allo stesso modo le cinquantenni, splendide cinquantenni come direbbe Nanni Moretti, avrebbero dovuto ignorare il pensiero di un uomo x che ha evidenti problemi di stabilità emotiva se dichiara “Trascorro la vita incontrando ragazze straordinarie, intelligenti, belle, gentili, giovani e ogni volta, questa possibilità, la rifiuto. La sto rovinando. La stermino.” oppure “Se una donna non prende le mie difese, se non è d’accordo con me e con quello che penso, mi distrugge“.
Siamo in presenza dell’insicuro narcisista che inevitabilmente ricaccia nel senso di insicurezza la finalità stessa della relazione. Attenzione. Questa problematica è trasversale ai generi (quante donne hanno lo stesso problema…) e si chiama “amore liquido” (tiens, Zygmunt Baumann). Relazioni usa e getta. Per quanto mi riguarda (nb opinione personale) dall’alto dei miei 28 anni, questa non è una qualità, non è sexy, non ne vale la pena. Forse un paio di scopate. Tutto qui. Perché migliaia di donne cinquantenni dovrebbero sentirsi private della loro dignità dalle dichiarazioni di un uomo in conflitto con se stesso? Non è fondamentalmente noiosa questa etica dell’insicurezza?

Punto secondo: queste dichiarazioni sono rilevanti per la prospettiva femminista? Si, ma le reazioni perplimono. Le risposte delle donne scioccate e con loro quelle della stampa internazionale, sono vuote. Stanno perdendo di vista il vero nocciolo della questione. Non è dimostrando quanto le donne a cinquant’anni siano in forma che gli Yann Moix di turno preferiranno tacere la prossima volta. Una dichiarazione cosi, per banalità e tristezza, dovrebbe passare in sordina. E’ sicuramente lo specchio della società, perché non si contano gli appunti che vengono rivolti alle donne da uomini (e non) che credono di essere il bronzo di Riace di turno. la maggior parte degli uomini sono ingranaggi del sistema patriarcale che ammorba non solo la dimensione politica e sociale ma anche, e soprattutto, sentimentale ed emotiva. Il fenomeno del femminicidio ne è una diretta conseguenza.

Il femminismo è liberazione sessuale, esplosione di diversità, intersezionalità di vedute e, soprattutto, azione. Non è giusto che un uomo (o una donna) ci stigmatizzino perché non corrispondiamo alle aspettative. Allo stesso modo, abbiamo il potere di rifuggere le provocazioni rispondendo che no, onestamente, non ci cambia la vita se non corrispondiamo a un ideale greco di intelligenza e bellezza. Si chiama assertività, va usata con cautela, ma deve essere usata per liberarci dall’autovittimizzazione e dall’autocelebrazione che affligge ancora tante donne in cerca di conferme.

Illustrazione in copertina di Camila Rosa, illustratrice brasiliana

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