Marielle Franco, anima bella del Brasile

E’ la sera del 14 Marzo 2018. In pieno centro a Rio de Janeiro Marielle Franco, consigliera comunale per la favela di Maré del partito brasiliano dei lavoratori, è vittima di un agguato da parte di sicari armati tuttora ignoti alla giustizia. Marielle muore insieme al suo autista. Oggi, il Brasile ha un nuovo presidente: è Jair Bolsonaro, rappresentante di estrema destra, ex capitano dell’esercito e fervente credente della chiesa evangelica . Bolsonaro è stato eletto al secondo turno delle elezioni presidenziali, con il 55% delle preferenze. L’insediamento del neo presidente, avvenuto oggi a Brasilia, noto alle cronache per le sue dichiarazioni violente contro donne e minoranze, risuona ancora di più alla luce dell’omicidio di Marielle, che sognava una società migliore e proteggeva le minoranze dagli attacchi violenti delle destre brasiliane.

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Marielle era un’attivista femminista, lesbica, nera che rappresentava gli invisibili e i dimenticati da Dio. La sua morte ha cambiato il destino di molti, come quello della sua compagna di una vita Monica Benicio, e riportato il Brasile al centro dell’attualità internazionale. Il Brasile è il paese dove vengono uccise più persone LGBTI nel mondo. In Brasile le comunità indigene contano oggi poco più di 800 mila persone mentre nel 1500, prima della colonizzazione, erano 5 milioni. La violenza non risparmia le donne, con il quinto più alto tasso di femminicidi  al mondo. Eppure una parte  delle donne brasiliane pensa che Bolsonaro sia un rappresentante in grado di assicurare sicurezza e ordine.  Il 43% dell’elettorato femminile avrebbe votato per Bolsonaro, secondo un sondaggio di Datafolha.

“Perché impariamo dagli errori sempre nel peggior modo possibile? Non è mai stato facile per noi. Mai. Se c’è qualcosa a cui sono abituata nella mia vita, è proprio la sconfitta (…) Per molto tempo noi brasiliani abbiamo finto di essere allegri e amichevoli, queste elezioni dimostrano un’altra faccia. Dobbiamo accettare che il Brasile è omofobo e razzista. Il presidente eletto veicola un discorso molto chiaro: che le nostre vite non contano. Il mio messaggio è altrettanto chiaro: noi contiamo”. Monica Benicio, in un documentario del Guardian, parla cosi dei mesi successivi alla morte di Marielle, sua compagna, e del suo impegno nell’attivismo resistente ai movimenti xenofobi e omofobi rafforzati dalla vittoria di Bolsonaro.

“Non è sufficiente dire che la giustizia si fa aspettare ma sarà fatta. La giustizia che non si esercita quando è necessario, è già ingiustizia”, diceva Pierre Dubois, sacerdote che si oppose al regime Pinochet in Cile. Quasi un anno dopo la morte di Marielle, non ci sono progressi nelle indagini sul suo omicidio. I proiettili utilizzati, sembrano essere di produzione dell’azienda CBC, fornitore della polizia federale. Pochi giorni prima di morire, Marielle Franco aveva denunciato pubblicamente su twitter i soprusi compiuti dalla Polizia militare nelle favelas, accusata di terrorizzare e stuprare i residenti della favela di Acari. Ora, è il simbolo internazionale della nuova resistenza e della lotta per i diritti umani, il femminismo e la dignità delle minoranze.

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“No è NO!” In alto, il murale dedicato a Marielle dalla città di Ferrara

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