Le identità impossibili…contengono moltitudini

Per parlare di identità, quella in 4D che interessa tanto a chi scrive e spero anche a voi lettori, vorrei dare la parola a tre autrici che hanno attivato in me alcuni circuiti emotivi molto importanti per la comprensione dell’identità, intesa come fatto (e non concetto) multidimensionale. Zadie Smith, Dorothy Allison, Azar Nafisi: tre donne, scrittrici, contemporanee che parlano, nei loro libri, di identità, verità, emozioni, lotta di classe, femminismo, arte e soprattutto di umanità. Non indugio più, passo la parola:

Zadie Smith – Feel free
“Quando non si è a proprio agio con sé stessi, da piccoli, non ci si percepisce come naturali o inevitabili – come sembrano fare tante altre persone – e questo, anche se sul momento è triste, porta con sé certi vantaggi ben precisi. Non vedersi come un’entità naturale e indiscutibile porta a rendersi conto della profonda casualità della vita in generale, della sua natura profondamente accidentale. (…) Mi sembra che chi vive un’identità impossibile – chi trova impossibile, immaginare di essere, ad esempio, musulmano e gay, o ebreo e sconcio, o nero e secchione, o femmina e ribelle, o protestante e irlandese – possa accumulare dentro di sé una tensione terribile. La bellezza di Portnoy (ndr il protagonista di “Lamento di Portnoy” di Philiph Roth) sta nel fatto che risolve questa tensione nella risata e nella prosa, ma come sappiamo nel mondo reale le identità impossibili troppo spesso sfociano nella violenza. La corda dentro di noi si tende a tal punto, per collegare luoghi apparentemente incompatibili, che sentiamo di doverla tagliare.cIl più delle volte questa violenza è interna: sopprimiamo una parte di noi. Ignoriamo il fatto di essere gay, o intelligenti, o mascolini, o malinconici, o spaventati. Questa è una tragedia intima. Tagliamo via quel pezzetto e viviamo mutilati.”

Dorothy Allison – Peau (Pelle)
“Non credo che l’identità sia concettuale. Sono lesbica e femminista. Non sono un modello di virtù politica, non sono dotata di un senso innato dei principi femministi. (…)Non sono mai stata monogama, a parte de facto questi ultimi anni visto che mi mancano solo il tempo e le energie per flirtare seriamente. Contrariamente alle voci di corridoio e alle supposizioni, non detesto gli uomini. Non li ho mai trovati interessanti da un punto di vista sessuale, tutto qui. (…) Non so se le preferenze sessuali siano genetiche o cotruite socialmente. Sospetto che ci sia un po’ di verità in tutte e due le opzioni, ma credo che ci siano persone che sono omosessuali e altre che non lo sono e costringere qualcuno a cambiare il proprio orientamento innato sia un crimine – che l’orientamento sia l’omosessualità, il lesbianismo, la bisessualità o l’eterosessualità. Penso che il desiderio sessuale sia un’emozione potente e vitale. Sono convinta che nel momento in cui tutti riconosceranno e agiranno secondo il proprio desiderio, questo gioverà a tutti (…) Queste dichiarazioni sembrano semplici, quasi insignificanti, ma il semplice fatto di dire la verità, di fare delle semplici constatazioni sulla vostra identità e sulle vostre credenze – particolarmente nel caso in cui non si adattino ai pregiudizi sociali esistenti – può portarvi a essere calunniati, attaccati, assassinati.”

Azar Nafisi – Leggere Lolita a Teheran
“Un giorno di primavera del 1981 – mi sembra ancora di sentire il sole e la brezza del mattino sulle guance – mi accorsi di non esistere. Poco più di un anno dopo essere tornata nel mio paese, nella mia città, a casa mia scoprii che lo stesso decreto che aveva trasformato l’Iran in Repubblica islamica dell’Iran aveva reso me e tutto ciò che ero stata assolutamente insignificante. Il fatto di condividere questo destino con altre donne non aiutava granchè.
(…) Il problema non era il velo in quanto tale ma la libertà di scelta. Mia nonna si era rifiutata di uscire di casa per tre mesi, quando altre leggi l’avevano costretta a toglierselo. Io sarei stata altrettanto tenace nel mio rifiuto di portarlo. Non sapevo che di lì a poco, quel rfiuto avrebbe potuto costarmi il carcere, la fustigazione o addirittura la vita.”

L’identità è un aspetto su cui mi interrogo spesso ed è fonte infinita, per me, di ricerca e ispirazione. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate Voi!

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